Chiara Danese racconta il suo libro 'Il Veleno nella rete' - Goal Book Edizioni

Ve la ricordate? Nel 2010 le affibbiarono ingiustamente l’etichetta di ‘olgettina’. Oggi ha scritto un romanzo per denunciare molestie sessuali e cyberbullismo.

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Un libro per denunciare molestie sessuali e cyberbullismo. Un libro per raccontare, in qualche modo, la propria storia. Un libro, Il Veleno nella rete, per ricominciare. Chiara Andrea Danese è tornata a casa. La stessa casa, quella di Gravellona Toce, 7 mila abitanti tra il lago d’Orta e il Lago Maggiore, in Piemonte, a cui aveva deciso di dire addio. Destinazione: New York. Ma le cose non sempre vanno secondo i piani. Nel 2010 Chiara era finita su tutti i giornali per aver partecipato a una delle cene di Arcore da cui fuggì con l’etichetta di ‘olgettina’ senza esserlo mai stata. Oggi è parte civile del processo Ruby Ter -prossima udienza il 14 novembre. Un anno fa, il trasferimento negli Stati Uniti, dov’è rimasta tre mesi. «Sono partita con uno zaino pieno di sogni. Poi purtroppo la vita ti porta ad avere a che fare con certe situazioni dove devi fare una scelta: e la scelta giusta, in questo caso, è stata tornare dalla mia famiglia», racconta Chiara a LetteraDonna, un anno dopo l’ultima volta, quando gli Usa sembravano per davvero l’unico luogo per lei dove fuggire. E invece no. Basta, oggi non si fugge più. La giovane, 26 anni, finalista a Miss Italia nel 2012 come Miss Valle d’Aosta, ha deciso di tornare e di restare. Intanto, lavora per diventare la piccola imprenditrice di se stessa. E Il Veleno nella rete, Goalbook Edizioni, è un primo passo.

UN ROMANZO A QUATTRO MANI

Scritto con Nicola Binda, giornalista della Gazzetta dello Sport, il libro è un romanzo in cui la protagonista si chiama Ludovica. Giovane, bellissima, è fidanzata con un calciatore e viene notata dal presidente della squadra che milita nelle categorie minori: e così la invita a cena. Da lì si assiste alla caduta e alla rinascita di una ragazza che aveva il desiderio di lavorare nella moda, magari mettere su famiglia con il proprio uomo: «Ma non sempre le cose vanno come vogliamo. L’ho imparato sulla mia pelle» racconta Chiara.

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DOMANDA: Partiamo dal titolo: la parola ‘rete’ ha un doppio senso.                          
Anche triplo. Il calcio fa da sfondo a questa storia che ho scritto insieme a Nicola. Più avanti però, anche il web si rivela una… trappola. Perché nel momento più buio della sua vita, Ludovica riceverà anche delle terribili minacce sui social network e questo è un tema tanto delicato quanto attuale, perché di recente abbiamo assistito anche a episodi che hanno condotto al suicidio di giovani ragazzi vittime del cyberbullismo.
La storia di Ludovica è anche la tua?
No. Non sono mai stata fidanzata con un calciatore. Però un po’ di mio, in lei, c’è. È un romanzo, di cui alcune parti in qualche modo si legano alla mia vita. Anch’io ad esempio, sono stata vittima di cyberbullismo, dopo i fatti di Arcore.

La protagonista del libro subisce anche delle molestie sessuali.

Purtroppo il presidente della squadra si infatua di lei, promettendole lavori su lavori. Il fidanzato, ignaro di tutto, la invita anche a presentarsi alla cena di lavoro, pensa possa essere un’occasione per entrambi. Ma poco dopo le reali intenzioni del manager vengono a galla. Non vi dico altro. Anche in questo caso però si tratta di situazioni che, ahimé, mi è capitato di vivere in prima persona.Nel mondo dello spettacolo, del calcio o anche in altri settori?
Ovunque. In quello del pallone francamente non saprei, ma immagino che possa accadere. In fondo la dinamica è sempre la stessa. Della serie: ti faccio lavorare ma solo se fai qualcosa per me. Sono tutti uomini dai 50 anni in su, fanno tanto i sostenuti ma in verità sono persone fragili.

Ti va di farci qualche esempio? La prima volta che ti è capitato quanti anni avevi?
Ero minorenne. Lavoravo in un negozio di abbigliamento. Il mio titolare mi chiuse nello stanzino e provò a toccarmi. Ero spaventata, il cuore batteva a mille, non sapevo come uscirne. Ma poi ho reagito. So che non è scontato, c’è chi rimane bloccata e terrorizzata, in silenzio. Per fortuna riuscii a fuggire.Quali parole usano queste persone per convincerti che puoi fidarsi di loro?
Ti fanno il lavaggio del cervello. Usano la fragilità delle donne. Ti sminuiscono come ragazza, ti fanno notare che non hai nulla, che non vali nulla e che non ha possibilità nella vita a meno che tu non scenda a compromessi con qualcuno di potente, che si occupi di te.

Qualcuno ha mai usato la forza contro di te?
Sì. Una volta mi è successo, ho dovuto lanciargli addosso una sedia per mandarlo via.

E sul web che tipo di minacce hai ricevuto?
Era ai tempi di Arcore. Mi auguravano la morte, le malattie, mi insultavano perché mi ero messa contro un uomo potente, dicevano che raccontando la mia esperienza in procura avevo offeso Berlusconi, che consideravano il presidente di tutti.Va così anche adesso?
Sui social sono abbastanza attiva. Mi capita spesso di schierarmi a difesa e a tutela delle donne e c’è sempre chi mi dice: «Da che pulpito, tu non sei mica quella che è andata ad Arcore?». Ormai non ci faccio più caso, rispondo a tono e la smettono. Certo, poteva andarmi molto peggio.

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In che senso?
Un giorno mi arrivarono una lettera, dei fiori e dei cioccolatini da un ragazzo di Roma. Non lo conoscevo, fu un bel pensiero e lo ringraziai. Gli chiesi come avesse fatto a ottenere il mio indirizzo di casa. Mi rispose che aveva trovato i miei dati in uno studio legale di Milano. Ripeto, lui era un bravo ragazzo e quindi non accadde nulla. Ma se invece le mie informazioni personali fossero finite in mano a qualcun altro, con ben altre intenzioni?.

C’è un messaggio che vuoi mandare con Il Veleno nella rete?
Sì, ed è positivo. La vita può essere difficile, la Rete è capace di buttarti in faccia cattiverie terribili e anche le persone che hai intorno sono in grado di ferirti profondamente. Però è anche vero che tutti abbiamo la forza di andare avanti, voltare pagina.

Dove presenterete il libro?
In diverse città d’Italia, e vorremmo farlo anche nelle scuole. Non per fare campagna promozionale ma per parlare con i più giovani cercando di toccare con delicatezza gli argomenti trattati nel libro. Credo sia importante riuscire a fare qualcosa di concreto. Tutelare i più giovani con delle leggi, ad esempio, soprattutto su Internet. Perché se giro un video e lo metto in Rete, non c’è poi più alcun modo di controllarlo. Anche se lo cancelli, c’è sempre qualcuno in grado di recuperarlo e condividerlo. Dal mio punto di vista occorrerebbe più controllo.

Sei tornata a vivere a Gravellona? Ti vedono ancora come miss Bunga Bunga?
Sì, sono tornata dai miei genitori. Non mi importa più cosa dice la gente. Come ho già detto, non sono affari che mi riguardano. Guardo avanti.

Il processo però è ancora in corso. I legali di Mariarosaria Rossi, senatrice Fi e stretta collaboratrice di Berlusconi, starebbero trattando un risarcimento in denaro con il tuo avvocato.
Non ne so nulla. Se è così, il mio avvocato non mi ha messo al corrente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Piano piano sto trovando la mia strada. Disegno una linea di costumi da bagno chiamata Kiki Beach. Faccio qualche lavoretto come influencer. E poi sto realizzando una sitcom che andrà su tante piattaforme online. In tutto 12 puntate di cui curo regia e direzione artistica assieme a Mirko Zullo. Interpreto la classica biondona che si sente ‘gnocca’ ma che in realtà si rivela una pasticciona. Cerco di prendere gli uomini per la gola con risultati pessimi. Neanche la pastina in brodo riesco a fare. Ci siamo divertiti.

Chi è Chiara Danese? Ludovica del libro o la protagonista della sitcom?
Una via di mezzo. Entrambe vogliono una vita semplice. Un lavoro onesto e un uomo con cui creare una famiglia.